Compenso amministratore
L'alternativa deducibile per la società.
ApriImprese · Utili e remunerazione dei soci
L'utile non è denaro del socio finché la SRL non delibera la distribuzione dei dividendi. E quando lo diventa, il modo in cui esce dalla società determina quanto ne arriva davvero, con differenze che nell'arco di un anno pesano parecchio.
La distribuzione non è libera. Presuppone un utile effettivamente esistente e disponibile, risultante da un bilancio regolarmente approvato, e il rispetto dei vincoli posti dal Codice civile a tutela dei creditori sociali.
La distribuzione degli utili di esercizio si delibera di norma nella stessa assemblea che approva il bilancio, ma nulla vieta di deliberarla successivamente su riserve già formate.
L'assemblea approva il bilancio e prende atto del risultato d'esercizio.
Si delibera l'accantonamento a riserva legale, l'eventuale accantonamento ad altre riserve e la parte da distribuire.
La delibera va verbalizzata con l'indicazione dell'importo per quota e del termine di pagamento.
Al momento del pagamento la società opera la ritenuta prevista e la versa con F24 alla scadenza.
Per le persone fisiche che detengono la partecipazione al di fuori dell'esercizio d'impresa, i dividendi sono assoggettati a una ritenuta a titolo d'imposta operata dalla società al momento del pagamento.
Essendo una ritenuta a titolo d'imposta, il dividendo non concorre al reddito complessivo del socio: non si somma agli altri redditi, non fa salire l'aliquota marginale, non va dichiarato.
Va però tenuto presente che quell'utile ha già scontato l'imposta in capo alla società. Il carico complessivo è la somma dei due passaggi, e va confrontato con quello delle alternative.
| Percettore | Trattamento | Nota |
|---|---|---|
| Persona fisica non imprenditore | Ritenuta a titolo d'imposta | Non concorre al reddito complessivo |
| Persona fisica imprenditore | Concorre parzialmente al reddito d'impresa | Secondo le percentuali previste |
| Società di capitali | Esclusione parziale dalla base imponibile | Per evitare la doppia imposizione a catena |
| Società semplice | Regime specifico per trasparenza | Imputazione ai soci secondo le regole proprie |
| Soggetto estero | Ritenuta con possibile riduzione convenzionale | Richiede documentazione della residenza fiscale |
È la domanda ricorrente di chi ha una SRL con pochi soci che lavorano in azienda. Non esiste una risposta valida sempre: dipende dall'entità dell'utile, dagli altri redditi del socio e dalla sua posizione previdenziale.
| Aspetto | Compenso amministratore | Dividendo |
|---|---|---|
| Deducibilità per la società | Sì, riduce il reddito imponibile | No, si distribuisce utile già tassato |
| Tassazione in capo al percettore | Aliquote progressive sul reddito complessivo | Ritenuta a titolo d'imposta |
| Contributi previdenziali | Dovuti, con ripartizione fra società e amministratore | Non dovuti in quanto tali |
| Detrazioni personali | Trovano capienza nell'imposta ordinaria | Non trovano capienza |
| Accredito pensionistico | Sì | No |
| Flessibilità | Deliberabile e modificabile durante l'anno | Vincolato all'utile disponibile |
| Accesso al credito personale | Reddito dimostrabile e continuativo | Meno immediatamente valorizzato dalle banche |
Nella pratica raramente si sceglie l'uno o l'altro in via esclusiva.
Distribuire prima della chiusura dell'esercizio è possibile solo entro limiti stretti, e per le SRL le condizioni sono più restrittive che per le società per azioni.
Sono errori di gestione, non di calcolo, e si manifestano quasi sempre in occasione di un controllo o di un cambio di assetto societario.
Tecnicamente ogni prelievo va qualificato: o è un compenso, o è un rimborso spese documentato, o è un finanziamento del socio da restituire, o è una distribuzione deliberata.
Il conto acceso soci che cresce di anno in anno senza restituzione è una delle situazioni che vengono guardate con più attenzione in sede di verifica, ed è anche un problema in caso di cessione delle quote.
Per la persona fisica non imprenditore no: la ritenuta operata dalla società è a titolo d'imposta e chiude il rapporto tributario su quella somma.
Diverso è il caso dei dividendi percepiti nell'esercizio d'impresa o da soggetti esteri, che seguono regole proprie.
Il dividendo in quanto tale non è base imponibile previdenziale. Attenzione però: il socio che lavora nella società in un settore commerciale è tenuto ai contributi sulla quota di reddito d'impresa attribuita, e questo prescinde dalla distribuzione.
Non è quindi vero che distribuire dividendi anziché compensi azzeri il carico contributivo: dipende dalla posizione del singolo socio.
Formalmente sì, se l'utile è disponibile: la delibera fa sorgere il diritto di credito del socio, che può restare non pagato.
È però una scelta da valutare con attenzione, perché genera un debito della società verso i soci che concorre a definirne la situazione finanziaria e va considerato negli assetti.
La domanda utile non è quanto paga la SRL, ma quanto di quello che guadagni ti serve per vivere. Un esempio a numeri tondi mostra dove sta davvero la differenza tra i due modelli.
Leggi l'articoloDipende dall'utile atteso, dagli altri redditi del socio e dalla sua posizione previdenziale. È un conto che si fa una volta e vale per anni.