Elenco delle detrazioni
Tutte le altre voci che riducono l'imposta.
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È la detrazione più usata e quella con più eccezioni: la franchigia, il pagamento tracciabile, i farmaci da banco, le spese pagate per i figli. Conoscerle serve a non lasciare fuori dalla dichiarazione spese che danno diritto alla detrazione.
La detrazione spetta sulle spese sanitarie sostenute nell'anno, per sé e per i familiari fiscalmente a carico. La regola è la prestazione sanitaria, non chi la eroga: valgono sia il pubblico sia il privato.
La detrazione è pari a una percentuale della spesa, calcolata sulla parte che eccede una franchigia fissa annua. La franchigia si applica una sola volta sul totale complessivo, non su ogni singola spesa.
| Voce | Trattamento |
|---|---|
| Spese sanitarie generiche | Detrazione sulla parte eccedente la franchigia |
| Spese per persone con disabilità | Alcune voci sono deducibili dal reddito, senza franchigia |
| Spese per mezzi di ausilio e sussidi tecnici | Trattamento agevolato specifico |
| Spese veterinarie | Detrazione con franchigia propria e tetto massimo |
| Spese di assistenza per non autosufficienti | Detrazione autonoma con limite di importo e di reddito |
È la regola che fa perdere più detrazioni, e vale dal momento del pagamento: se hai pagato in contanti dove non era ammesso, non c'è modo di rimediare a posteriori.
Le spese sanitarie vanno pagate con strumenti tracciabili (bancomat, carta, bonifico, assegno) per essere detraibili.
Restano detraibili anche se pagati in contanti i medicinali, i dispositivi medici e le prestazioni rese da strutture pubbliche o private accreditate al Servizio sanitario nazionale.
Non basta che sia una struttura sanitaria: deve essere accreditata al SSN. Un poliambulatorio privato puro rientra nella regola generale.
La ricevuta del pagamento elettronico, l'estratto conto o la fattura che riporta la modalità di pagamento.
Come si perde la detrazione senza accorgersene.
Si detraggono le spese sostenute per i familiari fiscalmente a carico, e la regola è chiara: conta chi ha sostenuto la spesa, non chi ha ricevuto la prestazione.
La precompilata contiene già le spese transitate dal Sistema Tessera Sanitaria, ma non tutte, e i documenti vanno conservati comunque.
Hanno un trattamento distinto e più favorevole, che spesso non viene sfruttato per intero.
Solo se lo studio odontoiatrico è accreditato al Servizio sanitario nazionale, il che è raro per gli studi privati. Nella generalità dei casi il pagamento in contanti fa perdere la detrazione.
Non è un problema di prova: la spesa è documentata dalla fattura, ma la norma richiede il pagamento tracciabile come condizione autonoma. Per le prestazioni odontoiatriche, che spesso sono importi rilevanti, vale la pena ricordarlo prima di pagare.
No. Gli integratori alimentari non sono considerati medicinali, anche quando sono consigliati dal medico e venduti in farmacia.
Fa eccezione il caso in cui il prodotto sia classificato come dispositivo medico con marcatura CE: in quel caso rientra fra i dispositivi, non fra i farmaci, e la detrazione spetta.
Sì, per due motivi. Il primo è che i documenti vanno conservati e presentati in caso di controllo, anche per le spese precompilate che accetti senza modifiche.
Il secondo è che la precompilata non contiene tutto: mancano spesso le spese di strutture fuori dal Sistema Tessera Sanitaria, quelle sostenute per familiari e quelle di professionisti sanitari che non trasmettono.
Sì. Quando la spesa sanitaria dell'anno supera una soglia elevata, si può scegliere di ripartire la detrazione in più quote annuali di pari importo.
Conviene quando l'imposta lorda dell'anno non è capiente: spalmando, si recupera anche la parte che altrimenti andrebbe persa.
Quello che manca sono quasi sempre le spese pagate in contanti dove è ancora ammesso, quelle per familiari a carico e quelle di strutture private fuori dal sistema tessera sanitaria.