Regime forfettario
Come funziona il regime nel dettaglio.
ApriPartite IVA · Scelta del regime
Il forfettario ha un'aliquota bassa e questo lo fa sembrare sempre la scelta migliore. Non lo è. Ci sono situazioni in cui il regime ordinario lascia più soldi in tasca, e si riconoscono con cinque verifiche.
L'errore di partenza è confrontare l'imposta sostitutiva del forfettario con le aliquote progressive ordinarie. Sono due numeri che si applicano a basi imponibili diverse, e il confronto diretto non significa nulla.
Nel forfettario il reddito si determina applicando al fatturato un coefficiente di redditività fissato per legge in base al codice ATECO: i costi effettivi non entrano nel calcolo, quali che siano. Nel regime ordinario il reddito è ricavi meno costi documentati.
Il confronto corretto è quindi fra il reddito forfettizzato e il reddito reale. Se i tuoi costi effettivi sono più bassi della quota che il coefficiente sottrae, il forfettario ti sta regalando una deduzione che non hai sostenuto. Se sono più alti, sei tu a regalare qualcosa allo Stato.
Nessuna di queste da sola decide. Insieme dicono con buona approssimazione da che parte stare.
Somma i costi effettivi annui e confrontali con la quota che il coefficiente riconosce forfettariamente. Se i costi reali superano quella quota, il forfettario ti tassa su un reddito che non hai.
Elenca le detrazioni che useresti: mutuo, spese sanitarie, ristrutturazioni, figli. Nel forfettario, se non hai altri redditi ordinari, si perdono tutte.
Se devi fare investimenti rilevanti, nel forfettario l'IVA sugli acquisti non si detrae e diventa costo pieno.
Con clienti privati non detrarre l'IVA in fattura è un vantaggio competitivo. Con clienti aziendali, che l'IVA la recuperano, è indifferente.
Se prevedi di superare la soglia entro due o tre anni, il passaggio all'ordinario arriverà comunque, e conviene prepararlo invece di subirlo.
Ci sono profili in cui il conto non è dubbio. Hanno tutti la stessa caratteristica: pochi costi e nessuna detrazione da spendere.
Sono meno note ma non rare. Il denominatore comune è l'opposto: costi rilevanti o detrazioni importanti da utilizzare.
| Situazione | Perché il forfettario penalizza |
|---|---|
| Attività con molti acquisti di merce | Il coefficiente riconosce una quota di costi inferiore a quella effettivamente sostenuta |
| Chi ha personale o collaboratori | Il costo del lavoro non riduce in alcun modo la base imponibile |
| Chi affitta un locale commerciale | Il canone è un costo reale e ricorrente che resta fuori dal calcolo |
| Chi ha un mutuo prima casa e nessun altro reddito | Gli interessi non producono alcuna detrazione: il beneficio si perde per intero |
| Chi affronta spese mediche o edilizie rilevanti | Stesso meccanismo: detrazioni inutilizzabili senza imposta ordinaria da cui scalarle |
| Chi deve acquistare attrezzatura costosa | IVA indetraibile e ammortamenti irrilevanti: il costo pieno resta a carico |
| Chi è vicino alla soglia di ricavi | Il superamento oltre il limite maggiorato comporta l'uscita immediata, in corso d'anno |
Un artigiano con laboratorio in affitto, materiali e un dipendente.
Alcune condizioni escludono il regime a prescindere da ogni valutazione di convenienza. Vanno verificate per prime, perché rendono il resto del ragionamento inutile.
La scelta del regime non è irreversibile, ma cambiarla ha un costo di adattamento: contabilità da impostare, IVA da gestire, prezzi da rivedere con i clienti. Vale la pena guardare almeno tre anni avanti.
Sì, se il forfettario è la tua unica fonte di reddito. L'imposta sostitutiva non ammette detrazioni, e senza altra imposta da cui scalarle il beneficio si azzera.
Se hai anche un reddito da lavoro dipendente o da locazione tassato in via ordinaria, le detrazioni trovano capienza lì e non vengono perse. È spesso l'elemento che ribalta il confronto.
Non penalizzante, ma il vantaggio competitivo sparisce. Un'azienda l'IVA la detrae, quindi le è indifferente riceverla in fattura o no: guarda solo l'imponibile.
Con clienti privati invece il prezzo finale senza IVA è più basso a parità di tuo incasso, e questo è un vantaggio commerciale concreto.
Sì. L'opzione per il regime ordinario vincola per un periodo minimo, dopodiché è possibile rientrare nel forfettario se i requisiti ci sono ancora.
Se invece l'uscita è stata causata dal superamento dei limiti, il rientro dipende dal ritorno sotto soglia, con i tempi previsti dalla norma.
Non si sceglie: discende dal codice ATECO dell'attività effettivamente esercitata. Attribuirsi un codice con coefficiente più favorevole di quello che corrisponde all'attività reale è un rischio, non una strategia.
Se svolgi attività riconducibili a codici diversi, i ricavi vanno distinti e a ciascuno si applica il proprio coefficiente.
Il forfettario è semplice e spesso conveniente, ma non sempre. Costi reali alti, detrazioni di famiglia che si perdono e investimenti con IVA sono i tre casi in cui il conto va rifatto prima di scegliere.
Leggi l'articoloServono il fatturato atteso, i costi reali e il tipo di clientela. Con quei tre dati la risposta è quantitativa, non un'opinione.