Aprire partita IVA a Torino
Le posizioni che si aprono, e che poi vanno chiuse.
ApriPartite IVA · Cessazione
Chiudere costa meno che aprire, ma va fatto per intero: la partita IVA è solo una delle posizioni aperte, e quelle che restano indietro continuano a produrre contributi e sanzioni per anni senza che nessuno se ne accorga.
La cessazione va comunicata quando l'attività termina davvero. Non è una scelta di opportunità: è un obbligo con un termine, e il termine decorre dalla data di effettiva cessazione, non da quando ci si decide.
È l'errore che vedo più spesso. La partita IVA è una sola delle posizioni aperte all'avvio, e le altre non si chiudono da sole.
| Posizione | Dove si chiude | Se resta aperta |
|---|---|---|
| Partita IVA | Agenzia delle Entrate | Obbligo dichiarativo che prosegue |
| Gestione artigiani o commercianti | INPS, domanda di cancellazione | Contributi fissi che continuano a maturare |
| Gestione Separata | INPS | Nessun contributo se non c'è reddito, ma posizione aperta |
| Registro Imprese | Camera di Commercio | Diritto annuale dovuto ogni anno |
| Albo artigiani | Camera di Commercio | Iscrizione che permane |
| INAIL | INAIL | Premio assicurativo che continua |
| SCIA o autorizzazioni | Comune | Titolo attivo su un'attività inesistente |
| PEC | Gestore | Notifiche a una casella non presidiata |
Cambia a seconda che tu sia iscritto o meno al Registro Imprese, e la differenza non è formale.
Si usa la Comunicazione Unica, che con un solo invio comunica la cessazione ad Agenzia delle Entrate, Camera di Commercio, INPS e INAIL.
Si presenta il modello di cessazione all'Agenzia delle Entrate e, separatamente, la cancellazione dalla gestione previdenziale.
Trenta giorni dalla cessazione effettiva. Oltre, si applica una sanzione, riducibile con il ravvedimento.
Va conservata la ricevuta di ciascun ente: è l'unica prova della data di chiusura se in seguito arriva una richiesta.
Va scelta con attenzione, perché produce effetti su tutto il resto.
Alcune cose diventano molto più difficili dopo la cessazione. Vale la pena guardarle mentre la posizione è ancora aperta.
La chiusura non azzera il passato: gli obblighi relativi al periodo di attività restano, e vanno adempiuti nei termini ordinari dell'anno successivo.
Si può, senza limiti di tempo, ma non è del tutto neutro.
Non necessariamente. L'inattività temporanea non obbliga alla cessazione: quello che conta è se l'attività è cessata in modo definitivo o se prevedi di riprendere.
Il calcolo però va fatto: se sei in gestione artigiani o commercianti, i contributi fissi maturano comunque e un anno di inattività costa. In Gestione Separata invece, senza reddito, non c'è contributo e tenere aperta la posizione non costa nulla.
Sì. In presenza di elementi che indicano la cessazione dell'attività (assenza di operazioni e di dichiarazioni per più annualità), l'Agenzia può procedere alla chiusura d'ufficio.
Non è una buona notizia: avviene dopo, spesso insieme alla contestazione delle omissioni, e non evita nulla di quanto nel frattempo è maturato.
La comunicazione all'Agenzia delle Entrate non ha costo. Per le imprese iscritte al Registro sono dovuti diritti di segreteria e bolli per la pratica camerale, di importo contenuto.
Il costo vero, quando c'è, deriva dalle pendenze da sistemare prima: credito IVA da chiedere a rimborso, autoconsumo di beni, rettifiche. Sono le voci che rendono utile guardarle in anticipo.
Sì, la cessazione non è impedita dalla presenza di debiti. I debiti restano dovuti e la riscossione prosegue normalmente.
Se sono in corso rateizzazioni, continuano secondo il piano. Interromperle perché "tanto ho chiuso" fa decadere il beneficio e riapre l'intero importo.
Continua a generare contributi fissi e diritti camerali. Chiudere tutto insieme costa una pratica; scoprirlo dopo tre anni costa molto di più.