Il monitoraggio
Tenere un prospetto delle perdite per anno di formazione e di quelle già utilizzate: è la base di ogni valutazione.
Società · Risultato d'esercizio
Una perdita non è denaro perso del tutto: è un credito verso gli utili futuri. Ma vale solo se si conosce quanto se ne può usare ogni anno, per quanto tempo, e che cosa la fa sparire.
Quando un esercizio chiude in perdita fiscale, quella perdita può essere portata in diminuzione dei redditi degli esercizi successivi. È un meccanismo di equità: l'impresa è tassata sul risultato di più anni, non di uno solo.
Il regime cambia sensibilmente a seconda della forma giuridica e del regime contabile.
| Soggetto | Regime del riporto |
|---|---|
| Società di capitali | Riporto illimitato nel tempo, con limite percentuale annuo di utilizzo |
| Società di persone | Le perdite si imputano ai soci per trasparenza, con regole proprie di utilizzo |
| Imprese individuali in contabilità ordinaria | Riporto con regole assimilate a quelle delle società |
| Imprese in contabilità semplificata | Regime specifico, con criteri propri di riporto |
| Lavoratori autonomi | Le perdite hanno un trattamento distinto, con regole proprie |
| Regime forfettario | Non si producono perdite fiscali: il reddito è determinato con coefficiente |
La perdita arriva ai soci.
La perdita non abbatte mai integralmente l'utile dell'anno: opera un limite percentuale che lascia comunque una quota imponibile.
Il rischio non è il decorso del tempo: sono le operazioni che modificano la compagine o la struttura dell'impresa.
Il riporto delle perdite è subordinato a test sul patrimonio netto e sulla vitalità economica della società che le ha prodotte.
Verifica che la società abbia mantenuto un livello minimo di ricavi e di spese per il personale nei periodi precedenti.
Le perdite riportabili non possono eccedere il patrimonio netto risultante dall'ultimo bilancio, con le rettifiche previste.
Il trasferimento della maggioranza delle partecipazioni unito al mutamento dell'attività fa perdere il diritto al riporto.
Le perdite sono un asset fiscale: vanno monitorate e considerate nelle decisioni, non scoperte a consuntivo.
Tenere un prospetto delle perdite per anno di formazione e di quelle già utilizzate: è la base di ogni valutazione.
Ammortamenti, accantonamenti e valutazioni incidono sul risultato e quindi sulla formazione o sull'assorbimento delle perdite.
Le perdite riportabili possono giustificare l'iscrizione di imposte anticipate, se ci sono ragionevoli prospettive di recupero.
Verificare prima l'effetto sull'utilizzabilità: può cambiare la convenienza dell'intera operazione.
Consente di compensare subito le perdite di una società con gli utili di un'altra del gruppo.
Le perdite restano in capo al soggetto che le ha prodotte: non seguono l'azienda ceduta.
Riguardano quasi sempre la tracciabilità e la mancata verifica prima delle operazioni.
Per i soggetti IRES il riporto è di regola illimitato nel tempo: la perdita non si estingue per il solo decorso degli anni.
Quello che la fa perdere sono le operazioni straordinarie che non superano i test previsti e il cambio di controllo accompagnato dal mutamento dell'attività. È lì che si concentra il rischio, non nel tempo.
Non del tutto: l'utilizzo annuale è ammesso entro una percentuale del reddito imponibile del periodo, e una quota resta comunque tassata.
Fanno eccezione le perdite realizzate nei primi esercizi di attività, riferite a una nuova attività produttiva, che si utilizzano senza il limite percentuale.
Solo se l'operazione supera i test previsti. Il trasferimento della maggioranza delle partecipazioni accompagnato dal mutamento dell'attività principale fa perdere il diritto al riporto.
È una disposizione antielusiva pensata proprio per impedire l'acquisto di società svuotate al solo scopo di utilizzarne le perdite. La verifica va fatta nella due diligence, prima di prezzare l'operazione.
Nelle società di persone la perdita si imputa ai soci per trasparenza, in proporzione alle quote di partecipazione, indipendentemente dal fatto che sia stata ripianata.
Ciascun socio la utilizza poi secondo le regole applicabili alla propria posizione. È lo specchio esatto del meccanismo con cui vengono imputati gli utili.
Prima di una fusione o di un cambio di compagine, vale sempre la pena verificare che cosa resta utilizzabile.