Per la società
Il conferimento non è un ricavo: entra nel patrimonio netto. Imposta di registro e bollo in misura fissa sull'atto.
Società · Operazioni straordinarie
Si fa per far entrare risorse, per far entrare un socio, o perché le perdite hanno eroso il capitale e la legge lo impone. Sono tre situazioni diverse, e la tecnica cambia in ciascuna.
La distinzione è netta e riguarda l'origine delle risorse: nell'aumento a pagamento entra denaro o beni nuovi dall'esterno; in quello gratuito non entra nulla, e si limita a spostare riserve già esistenti a capitale.
| A pagamento | Gratuito | |
|---|---|---|
| Origine delle risorse | Nuovi conferimenti dei soci o di terzi | Riserve disponibili già presenti nel patrimonio netto |
| Effetto sul patrimonio netto | Lo aumenta | Invariato: cambia solo la composizione |
| Effetto sulle quote | Può modificare le percentuali, se non tutti sottoscrivono | Le percentuali restano invariate |
| Ingresso di nuovi soci | Possibile | Non possibile |
| Delibera | Assemblea straordinaria, atto notarile | Assemblea straordinaria, atto notarile |
| Quando si usa | Serve liquidità o si vuole far entrare qualcuno | Si vuole rafforzare formalmente il capitale |
Nell'aumento a pagamento i soci esistenti hanno diritto di sottoscrivere la parte proporzionale alla quota già posseduta. È la tutela contro la diluizione forzata.
È lo strumento che protegge chi c'era già.
L'aumento richiede una delibera dell'assemblea straordinaria e passa dal notaio. I tempi dipendono dalle modalità di conferimento.
Assemblea straordinaria davanti al notaio, con l'indicazione dell'importo, delle modalità, del termine di sottoscrizione e dell'eventuale sovrapprezzo.
I soci esercitano il diritto entro il termine. Chi sottoscrive assume l'obbligo di versare quanto dovuto.
Per i conferimenti in denaro va versata la quota prevista dalla norma al momento della sottoscrizione, il resto secondo le condizioni della delibera.
Il notaio deposita la delibera al Registro delle imprese. L'aumento è efficace dall'iscrizione, con l'attestazione dell'avvenuta esecuzione.
È il caso in cui l'aumento non è una scelta. Quando le perdite superano determinate soglie rispetto al capitale, la legge impone provvedimenti.
L'aumento di capitale non genera di per sé materia imponibile per la società, ma ha effetti sulla posizione dei soci.
Il conferimento non è un ricavo: entra nel patrimonio netto. Imposta di registro e bollo in misura fissa sull'atto.
L'importo versato aumenta il costo fiscale della partecipazione, che rileverà in caso di cessione o di liquidazione.
Confluisce in una riserva di capitale, con un regime di distribuibilità e di tassazione proprio.
Possono generare plusvalenze in capo al conferente, secondo il valore attribuito nella stima.
Ha un trattamento specifico, che dipende dal valore fiscale del credito rinunciato.
Non produce materia imponibile per i soci, perché non c'è distribuzione: cambia solo la composizione del netto.
È l'uso più delicato dell'aumento, perché ridisegna gli equilibri della società.
Sì, con l'aumento gratuito, che utilizza riserve disponibili già presenti nel patrimonio netto trasformandole in capitale.
Va però chiarito che non entra alcuna risorsa nuova: il patrimonio netto resta identico, cambia solo la sua composizione. Serve a dare solidità formale, non a finanziare l'attività.
La tua percentuale di partecipazione si riduce in proporzione, perché il capitale cresce mentre la tua quota resta quella di prima. È l'effetto di diluizione.
Il diritto di opzione esiste proprio per evitarlo: entro il termine fissato dalla delibera puoi sottoscrivere la parte proporzionale alla tua quota e mantenere la percentuale.
Perché il valore economico della società non coincide con il valore nominale del capitale: chi entra dopo trova un'azienda avviata, con clienti, know-how e riserve costruiti da altri.
Il sovrapprezzo serve a far pagare al nuovo socio quella differenza, e a non penalizzare chi c'era prima. Confluisce in una riserva del patrimonio netto, non nel capitale.
Se il capitale è sceso sotto il minimo legale hai tre strade: ridurlo e contestualmente aumentarlo almeno al minimo, trasformare la società in un tipo con capitale minore, oppure metterla in liquidazione.
Non fare nulla non è un'opzione: l'inerzia degli amministratori comporta responsabilità personale. La scelta va fatta guardando alla prospettiva reale dell'attività, non solo al bilancio.
Sovrapprezzo, diritto di opzione, patti fra soci: sono le clausole che determinano gli equilibri per gli anni successivi.