Per la banca
Serve a dimostrare la sostenibilità del debito: che i flussi di cassa attesi coprano le rate, con un margine.
Imprese · Pianificazione
Serve a due cose diverse che spesso si confondono: convincere qualcuno a darti dei soldi, e capire tu stesso se il progetto sta in piedi. Il secondo uso è quello che vale di più, ed è anche quello che quasi nessuno fa.
Il business plan ha una funzione esterna (presentare il progetto a una banca, a un ente che eroga contributi, a un socio potenziale) e una funzione interna, che è capire se i numeri tornano.
La funzione esterna produce documenti curati nella forma e ottimisti nella sostanza. La funzione interna produce numeri che a volte dicono di non fare il progetto, ed è per questo che viene saltata.
Un piano costruito bene serve a entrambe, perché chi legge dall'esterno riconosce quasi sempre la differenza fra un piano ragionato e uno costruito a ritroso dal risultato desiderato.
Serve a dimostrare la sostenibilità del debito: che i flussi di cassa attesi coprano le rate, con un margine.
Deve rispettare la struttura richiesta dal bando e reggere ai criteri di valutazione dichiarati.
Serve a definire che cosa ciascuno mette, che cosa si aspetta e in quanto tempo.
Serve a sapere quanto denaro serve prima che l'attività si sostenga, che è la domanda più importante e la meno posta.
La struttura varia con il destinatario, ma queste parti ci sono sempre. La parte narrativa serve a rendere leggibili i numeri; i numeri servono a rendere credibile la narrazione.
La regola è una sola: ogni numero deve derivare da un ragionamento verificabile, non da una percentuale di crescita applicata a un dato iniziale inventato.
La differenza fra un piano credibile e uno che non lo è si vede in tre punti: da dove nasce il primo ricavo, quanto tempo passa prima di incassarlo, e quanti costi maturano nel frattempo.
Non "una quota del mercato", ma: quanti clienti, quante volte, a quale prezzo. Ogni fattore deve essere una quantità che sai stimare.
I costi fissi determinano il punto di pareggio, i variabili il margine. Confonderli rende il piano illeggibile.
È diverso dal conto economico. Una fattura emessa non è denaro incassato, e le imposte si versano su competenze, non su incassi.
Il momento in cui la cassa è al minimo. È quello il denaro che serve, non la somma degli investimenti.
Chi valuta piani ne legge molti, e riconosce gli stessi difetti ogni volta.
| Errore | Perché salta all'occhio |
|---|---|
| Crescita lineare a due cifre per cinque anni | Nessun mercato si comporta così, e chi legge lo sa |
| Nessun costo di acquisizione clienti | I clienti non arrivano gratis: se il costo non c'è, manca una voce |
| Ricavi dal primo mese | Ignora il tempo di avviamento, che esiste sempre |
| Assenza di uno scenario prudenziale | Segnala che il piano non è stato messo alla prova |
| Compenso del titolare non previsto | Se non ti paghi, il piano non è sostenibile: è un sussidio |
| Imposte e contributi assenti dal piano di cassa | È l'errore che uccide più imprese vere, non solo piani |
| Concorrenza descritta come inesistente | O il mercato non c'è, o non è stato guardato |
Se il piano non risponde a queste, non è pronto.
La banca non valuta l'idea: valuta la capacità di rimborso. Il piano serve a dimostrare che i flussi attesi coprono le rate anche in uno scenario meno favorevole.
Il piano che finisce in un cassetto ha assolto solo la funzione esterna. Quella interna comincia il giorno dopo.
Formalmente no: per aprire una partita IVA non è richiesto alcun piano.
Sostanzialmente sì, almeno nella forma minima: quanto fatturi, quanto spendi, quanto ti resta e quanto denaro ti serve nei primi mesi. Sono quattro numeri, e sapere quei quattro numeri cambia le decisioni.
Tre anni è lo standard per la maggior parte delle situazioni; cinque quando ci sono investimenti con ritorni lunghi o quando il bando lo richiede.
Oltre i tre anni i numeri hanno un valore indicativo. Quello che conta davvero è il dettaglio mensile del primo anno, dove si vede il fabbisogno reale.
Come struttura sì, e anzi aiuta a non dimenticare sezioni. Il problema non è mai il formato: è che i numeri dentro siano costruiti dal basso e non copiati.
Un piano con una bella impaginazione e ricavi inventati è più dannoso di nessun piano, perché toglie credibilità anche a quello che di buono c'è nel progetto.
La parte tecnica, con i dati in mano, si costruisce in tempi contenuti. La parte lunga è raccogliere i dati: prezzi reali dei fornitori, costi degli spazi, tempi di incasso del settore.
Chi arriva con quelle informazioni già raccolte accorcia il lavoro della metà, e ottiene un piano molto più difendibile.
Portaci l'idea e i dati che già possiedi: ricavi attesi, costi noti, tempi. Da lì si costruisce qualcosa che regge a una lettura esterna.