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Imprese · Pianificazione

Business plan

Serve a due cose diverse che spesso si confondono: convincere qualcuno a darti dei soldi, e capire tu stesso se il progetto sta in piedi. Il secondo uso è quello che vale di più, ed è anche quello che quasi nessuno fa.

01 · Le due funzioni

Due usi diversi dello stesso business plan

Il business plan ha una funzione esterna (presentare il progetto a una banca, a un ente che eroga contributi, a un socio potenziale) e una funzione interna, che è capire se i numeri tornano.

La funzione esterna produce documenti curati nella forma e ottimisti nella sostanza. La funzione interna produce numeri che a volte dicono di non fare il progetto, ed è per questo che viene saltata.

Un piano costruito bene serve a entrambe, perché chi legge dall'esterno riconosce quasi sempre la differenza fra un piano ragionato e uno costruito a ritroso dal risultato desiderato.

Per la banca

Serve a dimostrare la sostenibilità del debito: che i flussi di cassa attesi coprano le rate, con un margine.

Per un bando

Deve rispettare la struttura richiesta dal bando e reggere ai criteri di valutazione dichiarati.

Per un socio

Serve a definire che cosa ciascuno mette, che cosa si aspetta e in quanto tempo.

Per te

Serve a sapere quanto denaro serve prima che l'attività si sostenga, che è la domanda più importante e la meno posta.

02 · Le parti

Che cosa contiene

La struttura varia con il destinatario, ma queste parti ci sono sempre. La parte narrativa serve a rendere leggibili i numeri; i numeri servono a rendere credibile la narrazione.

  • Sintesi del progetto: che cosa si fa, per chi, con quale vantaggio. Una pagina, scritta per ultima.
  • Il soggetto proponente: chi sono i promotori, che cosa hanno già fatto, quali competenze portano.
  • Prodotto o servizio: che cosa si vende, come è fatto, che cosa lo distingue.
  • Mercato e clientela: chi compra, quanto è grande il bacino, come si raggiunge.
  • Concorrenza: chi c'è già, a che prezzi, con quale posizionamento.
  • Piano operativo: dove, con quali mezzi, con quante persone, con quali tempi.
  • Piano economico: ricavi, costi, margine, punto di pareggio.
  • Piano finanziario: quanto serve, quando serve, da dove arriva, quando rientra.
  • Scenari: che cosa succede se i ricavi arrivano al settanta per cento delle attese.
03 · La parte che conta

Come si costruiscono le proiezioni

La regola è una sola: ogni numero deve derivare da un ragionamento verificabile, non da una percentuale di crescita applicata a un dato iniziale inventato.

La differenza fra un piano credibile e uno che non lo è si vede in tre punti: da dove nasce il primo ricavo, quanto tempo passa prima di incassarlo, e quanti costi maturano nel frattempo.

  1. Costruisci i ricavi dal basso

    Non "una quota del mercato", ma: quanti clienti, quante volte, a quale prezzo. Ogni fattore deve essere una quantità che sai stimare.

  2. Separa fissi e variabili

    I costi fissi determinano il punto di pareggio, i variabili il margine. Confonderli rende il piano illeggibile.

  3. Costruisci il piano di cassa

    È diverso dal conto economico. Una fattura emessa non è denaro incassato, e le imposte si versano su competenze, non su incassi.

  4. Calcola il fabbisogno di picco

    Il momento in cui la cassa è al minimo. È quello il denaro che serve, non la somma degli investimenti.

Il fabbisogno di picco è il numero che manca in nove piani su dieci. Un'attività può essere redditizia sulla carta e fallire per non aver previsto i quattro mesi in cui esce denaro e non ne entra.
04 · Da evitare

Gli errori che si riconoscono a prima vista

Chi valuta piani ne legge molti, e riconosce gli stessi difetti ogni volta.

ErrorePerché salta all'occhio
Crescita lineare a due cifre per cinque anniNessun mercato si comporta così, e chi legge lo sa
Nessun costo di acquisizione clientiI clienti non arrivano gratis: se il costo non c'è, manca una voce
Ricavi dal primo meseIgnora il tempo di avviamento, che esiste sempre
Assenza di uno scenario prudenzialeSegnala che il piano non è stato messo alla prova
Compenso del titolare non previstoSe non ti paghi, il piano non è sostenibile: è un sussidio
Imposte e contributi assenti dal piano di cassaÈ l'errore che uccide più imprese vere, non solo piani
Concorrenza descritta come inesistenteO il mercato non c'è, o non è stato guardato

Le domande che ti farà chi legge

Se il piano non risponde a queste, non è pronto.

  • Da dove arrivano i primi dieci clienti, con nome e cognome?
  • Che cosa succede se i ricavi sono la metà di quelli previsti?
  • Quanto denaro serve prima che l'attività si autosostenga?
  • Chi fa che cosa, e che succede se quella persona non c'è?
Mettiamolo alla prova
05 · Il credito

Che cosa guarda chi valuta il merito creditizio

La banca non valuta l'idea: valuta la capacità di rimborso. Il piano serve a dimostrare che i flussi attesi coprono le rate anche in uno scenario meno favorevole.

  • Sostenibilità del debito: rapporto fra flussi di cassa operativi e servizio del debito, con un margine.
  • Apporto dei soci: quanto capitale proprio è stato messo. Un progetto interamente a debito è un progetto senza committenti.
  • Garanzie: personali, reali o rilasciate da fondi di garanzia pubblici.
  • Storico: bilanci precedenti, andamentale bancario, regolarità nei pagamenti fiscali e contributivi.
  • Coerenza fra piano presentato e dati contabili reali: le incongruenze pesano più di un numero basso.
I fondi di garanzia pubblici sono spesso decisivi per chi non ha garanzie proprie. Vanno però istruiti insieme alla pratica, non dopo il diniego: la valutazione della banca ne tiene conto fin dall'inizio.
06 · Il piano vive

Che cosa farne dopo averlo consegnato

Il piano che finisce in un cassetto ha assolto solo la funzione esterna. Quella interna comincia il giorno dopo.

  • Confronta ogni trimestre il consuntivo con il previsto: la differenza è l'informazione più utile che hai.
  • Aggiorna la previsione di cassa con i dati reali: le stime iniziali invecchiano in fretta.
  • Rivedi le ipotesi che si sono rivelate sbagliate, invece di ignorarle.
  • Per le società, il piano alimenta gli assetti adeguati: la previsione di cassa richiesta dalla norma è la stessa che hai già costruito.
  • Se il progetto cambia in modo sostanziale, il piano va rifatto, non corretto ai margini.
Domande frequenti

Le domande che ricorrono

Serve un business plan per aprire una partita IVA?

Formalmente no: per aprire una partita IVA non è richiesto alcun piano.

Sostanzialmente sì, almeno nella forma minima: quanto fatturi, quanto spendi, quanto ti resta e quanto denaro ti serve nei primi mesi. Sono quattro numeri, e sapere quei quattro numeri cambia le decisioni.

Su quanti anni si proietta?

Tre anni è lo standard per la maggior parte delle situazioni; cinque quando ci sono investimenti con ritorni lunghi o quando il bando lo richiede.

Oltre i tre anni i numeri hanno un valore indicativo. Quello che conta davvero è il dettaglio mensile del primo anno, dove si vede il fabbisogno reale.

Posso usare un modello scaricato?

Come struttura sì, e anzi aiuta a non dimenticare sezioni. Il problema non è mai il formato: è che i numeri dentro siano costruiti dal basso e non copiati.

Un piano con una bella impaginazione e ricavi inventati è più dannoso di nessun piano, perché toglie credibilità anche a quello che di buono c'è nel progetto.

Quanto tempo serve per farne uno?

La parte tecnica, con i dati in mano, si costruisce in tempi contenuti. La parte lunga è raccogliere i dati: prezzi reali dei fornitori, costi degli spazi, tempi di incasso del settore.

Chi arriva con quelle informazioni già raccolte accorcia il lavoro della metà, e ottiene un piano molto più difendibile.

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Pagine collegate

Parliamone

Un piano credibile parte dai numeri che hai, non da quelli che vorresti

Portaci l'idea e i dati che già possiedi: ricavi attesi, costi noti, tempi. Da lì si costruisce qualcosa che regge a una lettura esterna.