Accettazione dell'eredità
Può essere espressa con atto notarile o tacita, quando l'erede compie atti che presuppongono la volontà di accettare. Per gli immobili serve la trascrizione.
Persone fisiche · Successioni
È il momento in cui una famiglia deve occuparsi di burocrazia nel periodo peggiore per farlo. Il termine ordinario è di dodici mesi dal decesso, e nel frattempo i conti restano bloccati e gli immobili intestati a chi non c'è più.
Sono obbligati alla presentazione gli eredi, i chiamati all'eredità che non vi abbiano rinunciato, i legatari, gli amministratori dell'eredità e i curatori dell'eredità giacente. È sufficiente che uno solo degli obbligati presenti la dichiarazione perché tutti gli altri siano liberati dall'obbligo.
La dichiarazione non va presentata quando ricorrono contemporaneamente tre condizioni: l'eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta, l'attivo ereditario ha valore non superiore a centomila euro, e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari.
La conseguenza pratica è chiara: se nell'eredità c'è anche solo una quota di un immobile, la dichiarazione va presentata comunque, anche quando non c'è alcuna imposta da versare. È l'errore più comune, e viene scoperto anni dopo quando si deve vendere.
La dichiarazione va presentata in via telematica all'Agenzia delle Entrate entro dodici mesi dalla data di apertura della successione, che coincide di norma con la data del decesso.
Il termine decorre diversamente in alcune ipotesi particolari: per gli eredi che accettano con beneficio d'inventario decorre dalla scadenza del termine per la redazione dell'inventario, per i curatori dell'eredità giacente dalla nomina.
Se il termine scade senza presentazione si può ancora rimediare con il ravvedimento operoso, versando l'imposta dovuta con sanzione ridotta in misura decrescente rispetto al ritardo. La regolarizzazione resta possibile finché non è stato notificato un atto di accertamento.
Il sistema italiano è tra i più favorevoli in Europa, con franchigie elevate per i familiari più stretti. L'imposta di successione si applica solo sulla parte di valore che eccede la franchigia, e con aliquote diverse secondo il grado di parentela.
| Beneficiario | Franchigia per erede | Aliquota sull'eccedenza |
|---|---|---|
| Coniuge e parenti in linea retta | 1.000.000 € | 4% |
| Fratelli e sorelle | 100.000 € | 6% |
| Altri parenti fino al 4° grado e affini entro i limiti di legge | nessuna | 6% |
| Ogni altro soggetto | nessuna | 8% |
| Beneficiario con handicap grave riconosciuto | 1.500.000 € | secondo il grado di parentela |
È la fase che richiede più tempo, soprattutto quando il patrimonio è articolato o quando gli eredi non hanno una visione completa della situazione del defunto.
La certificazione bancaria dei saldi alla data del decesso. Va richiesta a ogni istituto e i tempi di rilascio variano molto: da pochi giorni a diverse settimane.
La dichiarazione non chiude la pratica: apre la fase in cui il patrimonio torna effettivamente disponibile agli eredi.
Le volture catastali aggiornano l'intestazione degli immobili al catasto. Con la dichiarazione telematica la richiesta è di norma contestuale, ma in alcuni casi (immobili con difformità catastali, diritti particolari, immobili in più province) vanno presentate separatamente.
Lo svincolo dei rapporti bancari richiede che gli eredi presentino all'istituto la documentazione prevista: copia della dichiarazione di successione presentata, documenti di identità, dichiarazione sostitutiva di atto notorio sulla qualità di erede e, quando richiesto, l'accettazione dell'eredità. Ogni banca ha una procedura propria e tempi propri.
Da quel momento cambiano anche gli obblighi fiscali correnti: gli immobili ereditati entrano nella dichiarazione dei redditi degli eredi, l'IMU è dovuta da loro pro quota dal mese del decesso, e i contratti di locazione in corso vanno gestiti dai nuovi titolari.
Può essere espressa con atto notarile o tacita, quando l'erede compie atti che presuppongono la volontà di accettare. Per gli immobili serve la trascrizione.
Deve essere formale, ricevuta da notaio o dal cancelliere. Chi rinuncia è considerato come mai chiamato, e la quota si devolve agli altri.
Limita la responsabilità dell'erede ai beni ereditati. Obbligatorio per i minori e gli incapaci. Ha termini e formalità stringenti.
Va valutata prima di compiere atti che valgano come accettazione tacita: dopo, la scelta è preclusa.
Se nell'eredità ci sono immobili o diritti reali immobiliari, sì: la dichiarazione è obbligatoria a prescindere dall'imposta dovuta, che nella maggior parte dei casi è pari a zero grazie alle franchigie.
Senza dichiarazione gli immobili restano intestati al defunto in catasto, e questo impedisce di venderli, di ipotecarli e spesso anche di gestirli. È un problema che emerge sempre, solo più tardi.
Vanno distinte due voci. Le imposte dovute all'erario (successione, ipotecaria, catastale, bolli) dipendono dal patrimonio e dal grado di parentela, e per un'eredità familiare ordinaria con un immobile si concentrano spesso sui minimi di legge.
Il compenso professionale dipende invece dalla complessità: numero di eredi, numero e tipologia di immobili, presenza di quote societarie, necessità di ricostruire situazioni catastali non aggiornate. Viene quantificato per iscritto prima di iniziare.
Gli istituti bloccano i rapporti alla notizia del decesso e li svincolano solo a fronte della documentazione successoria. È la ragione principale per cui conviene non rimandare la pratica.
Alcune banche consentono, prima dello svincolo completo, il pagamento diretto di specifiche spese come quelle funerarie, presentando le fatture. Va verificato caso per caso con l'istituto.
Sì. Le donazioni effettuate in vita dal defunto a favore dello stesso beneficiario erodono la franchigia disponibile al momento della successione. È il cosiddetto coacervo, che va ricostruito per determinare correttamente l'imposta.
Per questo tra i documenti da raccogliere ci sono anche gli atti di donazione precedenti: ometterli produce una liquidazione errata che l'ufficio può rettificare.
No, una sola. La dichiarazione presentata da uno dei soggetti obbligati libera tutti gli altri. Nella dichiarazione vanno però indicati tutti gli eredi con le rispettive quote.
Le imposte autoliquidate si versano in un'unica soluzione al momento della presentazione; la ripartizione interna tra gli eredi è un fatto loro, che non riguarda l'Amministrazione.
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