L'imposta sostitutiva
Il premio sconta un'imposta sostitutiva ridotta al posto della tassazione ordinaria, entro un limite di importo e di reddito del lavoratore.
Società · Personale
Dare cento euro netti a un dipendente costa all'azienda molto più di cento euro. Alcune erogazioni, invece, non concorrono al reddito: a parità di costo arriva al lavoratore un valore molto più alto. È tutto qui il senso del welfare aziendale.
La retribuzione ordinaria sconta imposte e contributi: fra costo aziendale e netto in busta la differenza è ampia. Alcune erogazioni, invece, non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente e arrivano al lavoratore per intero.
Ciascuna ha condizioni proprie: non basta erogare, serve rispettare la forma prevista.
| Voce | Condizione |
|---|---|
| Buoni pasto | Entro un limite giornaliero, differenziato fra cartacei ed elettronici |
| Fringe benefit in natura | Beni e servizi entro una soglia annua complessiva |
| Servizi di educazione e istruzione | Per i familiari, con erogazione a favore della generalità o di categorie |
| Assistenza a familiari anziani o non autosufficienti | Con le stesse condizioni di generalità |
| Previdenza e assistenza sanitaria integrativa | Contributi a fondi e casse, entro i limiti previsti |
| Trasporto pubblico | Abbonamenti per il lavoratore e i familiari |
| Premi di risultato convertiti in welfare | Con accordo collettivo e obiettivi verificabili |
La generalità o le categorie omogenee.
È il fringe benefit più diffuso e ha una disciplina propria, basata su valori convenzionali.
Si determina applicando una percentuale al costo chilometrico convenzionale di una percorrenza annua stabilita, con aliquote differenziate per emissioni del veicolo.
Il valore così determinato concorre al reddito del dipendente, al netto di quanto eventualmente trattenuto.
La deducibilità dei costi del veicolo concesso in uso promiscuo è più ampia rispetto all'auto aziendale ordinaria. Vedi auto e spese deducibili.
L'assegnazione va formalizzata per iscritto, con l'indicazione della modalità d'uso.
Un piano ben costruito è un documento, non una prassi: definisce chi riceve cosa, con quali criteri e in quali limiti.
I premi legati a incrementi di produttività, redditività, qualità o efficienza godono di un'imposta sostitutiva agevolata, e possono essere convertiti in servizi welfare.
Il premio sconta un'imposta sostitutiva ridotta al posto della tassazione ordinaria, entro un limite di importo e di reddito del lavoratore.
Serve un contratto aziendale o territoriale depositato, con obiettivi misurabili e verificabili.
Non basta fissare un obiettivo: l'incremento deve essersi effettivamente realizzato nel periodo.
Se il lavoratore sceglie di convertire il premio in servizi welfare, l'importo non concorre affatto al reddito.
È doppio: nessuna imposta per il lavoratore e nessun contributo per l'azienda.
L'accordo va depositato telematicamente entro il termine previsto: senza, l'agevolazione non spetta.
Sono quasi tutti formali, e proprio per questo evitabili.
Per le voci che richiedono l'erogazione alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee, no: un beneficio attribuito a una singola persona scelta discrezionalmente è retribuzione a tutti gli effetti, con imposte e contributi.
Si può però definire una categoria omogenea con criteri oggettivi (livello, mansione, anzianità, sede), purché non sia costruita per identificare una persona sola.
Diventa imponibile l'intero importo, non solo la parte eccedente. È la regola che rende cruciale il monitoraggio del valore complessivo attribuito a ciascun dipendente nell'anno.
Vanno sommate tutte le voci rilevanti, compresa l'auto in uso promiscuo. Superare il limite di pochi euro può costare la tassazione di tutto il beneficio.
Per il lavoratore quasi sempre sì: il premio convertito in servizi welfare non concorre affatto al reddito, mentre erogato in denaro sconta almeno l'imposta sostitutiva.
Per l'azienda il vantaggio è ulteriore, perché sulla parte convertita non maturano contributi. La scelta deve però restare del lavoratore, e va prevista nell'accordo collettivo.
Non sempre. Un piano di welfare può essere istituito con regolamento aziendale unilaterale, purché rivolto alla generalità dei dipendenti o a categorie omogenee.
L'accordo collettivo è invece necessario per i premi di risultato detassati e per la loro conversione in welfare. Sono due strumenti distinti, spesso usati insieme.
Regolamento, categorie omogenee, tracciabilità: sono le condizioni che rendono l'esenzione difendibile.