Assegno di inclusione
La misura di sostegno per i nuclei fragili.
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Spetta a chi perde il lavoro non per sua volontà, e si perde più spesso per un termine mancato che per un requisito assente. Sessantotto giorni dalla cessazione: dopo, la domanda non si presenta più.
La NASpI spetta ai lavoratori dipendenti che hanno perso l'occupazione involontariamente. I requisiti sono tre e vanno tutti soddisfatti insieme.
Va dichiarato e mantenuto: significa essere privi di impiego e immediatamente disponibili al lavoro, con la dichiarazione resa ai servizi per l'impiego.
Almeno tredici settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l'inizio della disoccupazione.
Licenziamento, scadenza di un contratto a termine, dimissioni per giusta causa o nell'ambito di una risoluzione consensuale in sede protetta.
Sessantotto giorni dalla cessazione del rapporto. È il requisito che si perde più spesso.
L'importo si calcola sulla retribuzione media degli ultimi quattro anni. La durata dipende invece dalla contribuzione accumulata.
La domanda è telematica e si presenta all'INPS, direttamente con SPID o CIE oppure tramite un intermediario abilitato.
È dove si perdono più diritti, e per motivi banali.
La NASpI non si perde automaticamente: dipende dal tipo di lavoro e dal reddito. Quello che non si può fare è non comunicarlo.
| Situazione | Effetto sulla NASpI |
|---|---|
| Nuovo lavoro dipendente oltre sei mesi | Decadenza |
| Lavoro dipendente fino a sei mesi | Sospensione, con ripresa alla fine |
| Lavoro dipendente con reddito sotto il limite | Riduzione proporzionale, con comunicazione |
| Lavoro autonomo o partita IVA | Riduzione, previa comunicazione del reddito atteso |
| Prestazione occasionale sotto la soglia | Compatibile, con comunicazione |
| Pensione diretta | Decadenza |
Chi vuole mettersi in proprio può chiedere la NASpI residua anticipata in un'unica soluzione, come incentivo all'autoimprenditorialità.
Alcune cause sono oggettive, altre dipendono da comportamenti, e sono quelle evitabili.
Le dimissioni volontarie ordinarie non danno diritto alla NASpI. Ci sono però eccezioni rilevanti: le dimissioni per giusta causa e quelle rese nel periodo tutelato per maternità o paternità.
Anche la risoluzione consensuale raggiunta in sede protetta, nell'ambito della procedura di conciliazione obbligatoria, apre il diritto. Vale la pena far verificare la qualificazione prima di dare per perso il diritto.
Il termine è di decadenza e non si riapre. L'unica strada è verificare se sussistevano cause di sospensione (maternità, malattia, infortunio) che ne allungano il decorso.
È il motivo per cui la prima cosa da fare alla cessazione del rapporto è presentare la domanda, anche se si spera di trovare subito un altro impiego.
Sì. È reddito assimilato a quello di lavoro dipendente e l'INPS rilascia la Certificazione Unica.
Chi ha percepito NASpI e poi ha ripreso a lavorare nello stesso anno si trova spesso con un conguaglio a debito, perché i due sostituti hanno tassato separatamente senza vedersi. È normale e va messo in conto.
Sì, entro i limiti di reddito previsti e comunicandolo all'INPS. Al di sotto della soglia la NASpI si riduce proporzionalmente invece di decadere.
Quello che non si può fare è non comunicarlo: l'INPS incrocia i dati e l'omissione produce un indebito da restituire, oltre alla decadenza.
Portaci la lettera di licenziamento o le dimissioni appena le hai: da lì si capisce in pochi minuti se il diritto c'è.