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Persone fisiche · Regime agevolato

Regime forfettario a Torino

Le regole del forfettario sono nazionali, i costi che paghi no. Una parte consistente del prelievo su una partita IVA ordinaria è decisa dalla Regione Piemonte e dal Comune di Torino, e proprio quella parte il forfettario non la paga. È la ragione per cui lo stesso identico fatturato, a Torino, produce un risparmio diverso da quello che produce altrove.

01 · Il punto locale

Le addizionali che il forfettario non paga

Chi sta in regime ordinario paga l'IRPEF allo Stato e, sopra a quella, due addizionali: una regionale, decisa dal Piemonte, e una comunale, decisa dal Comune in cui hai la residenza al 1° gennaio. Sono percentuali che si applicano al reddito imponibile e che non dipendono da quanto sei bravo a gestire i costi: le paghi e basta.

Il regime forfettario sostituisce l'IRPEF e le sue addizionali con un'unica imposta sostitutiva. Questo significa che chi è forfettario e risiede a Torino non versa né l'addizionale regionale piemontese né quella comunale torinese. Non è un dettaglio: su redditi medi è una voce che si misura in centinaia di euro l'anno.

Le aliquote delle addizionali cambiano nel tempo, e quella comunale può cambiare anche da un comune all'altro della cintura: chi ha la residenza a Moncalieri o a Rivoli ha un'aliquota diversa da chi ce l'ha in città. Per questo il confronto tra forfettario e ordinario va rifatto con i numeri dell'anno in corso e del comune giusto, non con una tabella generica trovata online.

Attenzione a un equivoco frequente: le addizionali seguono la residenza, non la sede dell'attività. Chi vive a Torino e lavora a Milano paga le addizionali torinesi, e viceversa.
02 · Chi ci può stare

Le condizioni di accesso e di permanenza

Il limite è di 85.000 euro di ricavi o compensi incassati nell'anno. Si guarda l'incassato, non il fatturato: una fattura emessa a dicembre e pagata a gennaio conta nell'anno dell'incasso.

  • Non aver sostenuto spese superiori a 20.000 euro lordi per lavoro dipendente, collaboratori o lavoro accessorio.
  • Non partecipare contemporaneamente a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari.
  • Non controllare, direttamente o indirettamente, una SRL che svolge attività riconducibile a quella della partita IVA.
  • Non fatturare in prevalenza al proprio datore di lavoro attuale o degli ultimi due anni, né a soggetti a lui riconducibili.
  • Non avere redditi da lavoro dipendente o assimilati superiori a 35.000 euro nell'anno precedente, salvo che il rapporto sia cessato.
  • Essere residenti in Italia, o produrre in Italia almeno il 75% del reddito complessivo.

Il caso che vediamo più spesso

Il dipendente che apre la partita IVA per un secondo lavoro. Funziona, ma con due paletti da verificare prima.

  • Il reddito da lavoro dipendente dell'anno prima non deve superare i 35.000 euro, altrimenti il forfettario non si applica
  • Non si può fatturare in prevalenza al proprio datore di lavoro: è la causa di esclusione che fa saltare più posizioni
  • Il contratto di lavoro va letto: molti prevedono obblighi di comunicazione o clausole di non concorrenza
  • I contributi seguono l'attività, non il contratto: si aggiungono a quelli già versati come dipendente
Verifichiamo la tua posizione
03 · Come si calcola

Il coefficiente decide più dell'aliquota

Nel forfettario i costi non si deducono uno per uno. Si applica ai ricavi un coefficiente di redditività stabilito per legge in base al codice ATECO, e su quella percentuale si calcolano contributi e imposta. Il resto è considerato costo, che tu l'abbia sostenuto o no.

È qui che il regime conviene o non conviene: chi ha costi reali molto inferiori al forfait guadagna, chi ne ha di più ci rimette. Un consulente che lavora da casa con un portatile ha costi reali bassissimi e un coefficiente del 78%: il forfait lo penalizza poco. Un commerciante con magazzino, affitto e personale ha costi reali alti e un coefficiente del 40%: lì il conto va fatto davvero.

Tipo di attivitàCoefficienteCosa significa
Professionisti e attività di servizi78%Si tassa quasi tutto l'incassato: conviene a chi ha pochi costi
Intermediari del commercio62%Agenti e rappresentanti di commercio
Commercio all'ingrosso e al dettaglio40%Il forfait riconosce costi elevati: attenzione se i tuoi sono minori
Alimentari e bevande40%Bar, ristorazione, somministrazione
Costruzioni e attività immobiliari86%Il coefficiente più alto: quasi nessun costo forfetario riconosciuto
Altre attività economiche67%Categoria residuale, da verificare sul codice preciso
Il codice ATECO non è una formalità burocratica: determina il coefficiente, la cassa previdenziale e in alcuni casi l'obbligo di iscrizione al Registro Imprese. Sceglierlo male è l'errore che costa di più, e correggerlo dopo non è retroattivo.
04 · La voce più pesante

I contributi pesano più dell'imposta

Chi guarda solo il 15% (o il 5% dei primi cinque anni) si dimentica del pezzo più grosso. Sul reddito calcolato con il coefficiente si versano prima i contributi previdenziali, e solo dopo, sul reddito al netto dei contributi, si calcola l'imposta sostitutiva.

Gestione Separata INPS

Professionisti senza cassa. Aliquota proporzionale al reddito, nessun minimo: se non fatturi, non versi. È il regime più leggero per chi parte in salita.

Artigiani e commercianti

Contributi fissi minimi dovuti anche a reddito zero, più una quota percentuale oltre il minimale. Vanno messi a bilancio prima di aprire.

Casse professionali

Avvocati, medici, ingegneri e altri ordini versano alla propria cassa con regole autonome, che il forfettario non modifica.

Riduzione del 35%

Artigiani e commercianti in forfettario possono chiedere la riduzione contributiva. Va richiesta entro un termine preciso, e incide sull'accredito pensionistico.

Regola pratica: metti da parte una quota di ogni incasso, non l'imposta di fine anno. Chi accantona solo il 15% si trova scoperto quando arrivano i contributi.

Il diritto camerale, a Torino

Chi si iscrive al Registro Imprese versa ogni anno il diritto annuale alla Camera di commercio di Torino. Non è un'imposta sul reddito: si paga anche in perdita.

  • Riguarda le imprese iscritte al Registro Imprese, non i professionisti senza obbligo di iscrizione
  • Si versa con l'F24 nei termini delle imposte sui redditi
  • Le unità locali comportano un importo aggiuntivo
  • Il primo anno l'importo è dovuto anche se l'attività parte a dicembre
05 · Il rovescio

I casi in cui il forfettario è la scelta sbagliata

Il forfettario è quasi sempre presentato come la scelta ovvia. Non lo è. Ci sono situazioni in cui costa di più, e altre in cui costa uguale ma toglie strumenti.

  • Costi reali alti. Se spendi più di quanto il coefficiente riconosce, stai pagando imposte su un reddito che non hai.
  • Investimenti iniziali importanti. Attrezzature, allestimenti, veicoli: nel forfettario non si ammortizzano e l'IVA sull'acquisto non si detrae.
  • Clienti soggetti IVA che chiedono l'IVA in fattura. Alcuni committenti, soprattutto grandi, gestiscono male i fornitori senza IVA.
  • Spese detraibili e deduzioni personali. Senza IRPEF non hai imposta su cui scaricare interessi del mutuo, spese mediche o ristrutturazioni: se non hai altri redditi, quelle detrazioni si perdono.
  • Coniuge o figli a carico. Le detrazioni per carichi di famiglia seguono l'IRPEF: nel forfettario puro non trovano capienza.
  • Crescita prevista sopra gli 85.000. Se il salto è imminente conviene impostare da subito la contabilità ordinaria, invece di cambiare regime a metà corsa.
Il caso più delicato è quello di chi ha solo redditi da partita IVA e un mutuo sulla prima casa: la detrazione degli interessi resta inutilizzata. Va messo nel conto prima, non scoperto a giugno.
06 · La pratica

Aprire in regime forfettario a Torino, passo per passo

  1. Inquadramento

    Si sceglie il codice ATECO, si verifica il coefficiente e si stabilisce la cassa previdenziale. È la parte che conta di più e si fa prima di ogni modulo.

  2. Apertura della partita IVA

    Per i professionisti basta il modello all'Agenzia delle Entrate. Per le imprese serve la pratica ComUnica, che apre partita IVA, Registro Imprese di Torino e posizione INPS in un colpo solo.

  3. Adempimenti locali

    A seconda dell'attività può servire la SCIA allo Sportello Unico del Comune di Torino, l'iscrizione ad albi o registri, o requisiti professionali specifici.

  4. Fatturazione elettronica

    Obbligatoria anche per i forfettari. Si configura il canale di trasmissione e si emette la prima fattura con l'imposta di bollo dove prevista.

  • Prima di aprireIl conto di convenienzaFatturato previsto, costi reali, cassa previdenziale, residenza: si confronta forfettario e ordinario sui tuoi numeri
  • Giorno 1AperturaPartita IVA, e per le imprese ComUnica con Registro Imprese e INPS
  • Entro 30 giorniAdempimenti collegatiSCIA se prevista, iscrizioni obbligatorie, eventuali autorizzazioni
  • Primo annoNessun accontoIl primo anno si versa solo a saldo: è l'anno in cui accantonare disciplina
  • Secondo annoSaldo più accontiArrivano insieme saldo dell'anno precedente e acconti: è la scadenza che sorprende di più
Il secondo anno è il momento critico di ogni partita IVA: si paga il saldo del primo anno e contemporaneamente l'acconto del secondo. Chi non lo ha messo a bilancio se ne accorge a giugno.
Domande frequenti

Le domande che ricorrono

Quanto risparmio davvero rispetto all'ordinario?

Dipende da tre cose: il coefficiente della tua attività, i costi che sostieni realmente e le detrazioni personali che perderesti. Non esiste una percentuale valida per tutti.

Il conto si fa mettendo in colonna le due ipotesi sugli stessi numeri, comprese le addizionali regionali e comunali che nel forfettario non paghi. È mezz'ora di lavoro e vale per tutti gli anni successivi.

Se supero gli 85.000 euro che cosa succede?

Superata la soglia si esce dal regime a partire dall'anno successivo. Se invece si superano i 100.000 euro l'uscita è immediata, già dall'anno in corso, con obbligo di applicare l'IVA dal momento del superamento.

È la ragione per cui chi si avvicina alla soglia deve tenere sotto controllo gli incassi mese per mese, non scoprirlo a consuntivo.

Ho la residenza a Moncalieri ma lavoro a Torino: cambia qualcosa?

Per il forfettario no, perché non paghi addizionali in nessuno dei due casi. Cambierebbe eccome in regime ordinario, dove l'addizionale comunale segue il comune di residenza al 1° gennaio.

È uno degli elementi che rendono il confronto tra i due regimi diverso da persona a persona anche a parità di fatturato.

Il 5% dei primi cinque anni spetta sempre?

No. Serve non aver esercitato attività d'impresa o professionale nei tre anni precedenti, che la nuova attività non sia mera prosecuzione di una precedente e, se si prosegue un'attività altrui, che i ricavi non superino la soglia.

La condizione della mera prosecuzione è quella che genera più contestazioni: chi apre la partita IVA per fare, da autonomo, lo stesso lavoro che faceva da dipendente per lo stesso committente va valutato con attenzione.

Posso dedurre l'auto, il telefono o il computer?

No. Nel forfettario nessun costo si deduce analiticamente: il coefficiente li considera già in modo forfetario, che tu li abbia sostenuti o meno.

L'unica voce che si sottrae dal reddito calcolato sono i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati.

Devo fare la fattura elettronica anche da forfettario?

Sì, l'obbligo riguarda anche i forfettari. Sulle fatture senza IVA sopra una certa soglia va applicata l'imposta di bollo, che si versa trimestralmente.

Il canale di trasmissione si configura una volta sola; da lì in poi la gestione è ordinaria e si può seguire dallo studio.

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