Gestione Separata INPS
Professionisti senza cassa. Aliquota proporzionale al reddito, nessun minimo: se non fatturi, non versi. È il regime più leggero per chi parte in salita.
Persone fisiche · Regime agevolato
Le regole del forfettario sono nazionali, i costi che paghi no. Una parte consistente del prelievo su una partita IVA ordinaria è decisa dalla Regione Piemonte e dal Comune di Torino, e proprio quella parte il forfettario non la paga. È la ragione per cui lo stesso identico fatturato, a Torino, produce un risparmio diverso da quello che produce altrove.
Chi sta in regime ordinario paga l'IRPEF allo Stato e, sopra a quella, due addizionali: una regionale, decisa dal Piemonte, e una comunale, decisa dal Comune in cui hai la residenza al 1° gennaio. Sono percentuali che si applicano al reddito imponibile e che non dipendono da quanto sei bravo a gestire i costi: le paghi e basta.
Il regime forfettario sostituisce l'IRPEF e le sue addizionali con un'unica imposta sostitutiva. Questo significa che chi è forfettario e risiede a Torino non versa né l'addizionale regionale piemontese né quella comunale torinese. Non è un dettaglio: su redditi medi è una voce che si misura in centinaia di euro l'anno.
Le aliquote delle addizionali cambiano nel tempo, e quella comunale può cambiare anche da un comune all'altro della cintura: chi ha la residenza a Moncalieri o a Rivoli ha un'aliquota diversa da chi ce l'ha in città. Per questo il confronto tra forfettario e ordinario va rifatto con i numeri dell'anno in corso e del comune giusto, non con una tabella generica trovata online.
Il limite è di 85.000 euro di ricavi o compensi incassati nell'anno. Si guarda l'incassato, non il fatturato: una fattura emessa a dicembre e pagata a gennaio conta nell'anno dell'incasso.
Il dipendente che apre la partita IVA per un secondo lavoro. Funziona, ma con due paletti da verificare prima.
Nel forfettario i costi non si deducono uno per uno. Si applica ai ricavi un coefficiente di redditività stabilito per legge in base al codice ATECO, e su quella percentuale si calcolano contributi e imposta. Il resto è considerato costo, che tu l'abbia sostenuto o no.
È qui che il regime conviene o non conviene: chi ha costi reali molto inferiori al forfait guadagna, chi ne ha di più ci rimette. Un consulente che lavora da casa con un portatile ha costi reali bassissimi e un coefficiente del 78%: il forfait lo penalizza poco. Un commerciante con magazzino, affitto e personale ha costi reali alti e un coefficiente del 40%: lì il conto va fatto davvero.
| Tipo di attività | Coefficiente | Cosa significa |
|---|---|---|
| Professionisti e attività di servizi | 78% | Si tassa quasi tutto l'incassato: conviene a chi ha pochi costi |
| Intermediari del commercio | 62% | Agenti e rappresentanti di commercio |
| Commercio all'ingrosso e al dettaglio | 40% | Il forfait riconosce costi elevati: attenzione se i tuoi sono minori |
| Alimentari e bevande | 40% | Bar, ristorazione, somministrazione |
| Costruzioni e attività immobiliari | 86% | Il coefficiente più alto: quasi nessun costo forfetario riconosciuto |
| Altre attività economiche | 67% | Categoria residuale, da verificare sul codice preciso |
Chi guarda solo il 15% (o il 5% dei primi cinque anni) si dimentica del pezzo più grosso. Sul reddito calcolato con il coefficiente si versano prima i contributi previdenziali, e solo dopo, sul reddito al netto dei contributi, si calcola l'imposta sostitutiva.
Professionisti senza cassa. Aliquota proporzionale al reddito, nessun minimo: se non fatturi, non versi. È il regime più leggero per chi parte in salita.
Contributi fissi minimi dovuti anche a reddito zero, più una quota percentuale oltre il minimale. Vanno messi a bilancio prima di aprire.
Avvocati, medici, ingegneri e altri ordini versano alla propria cassa con regole autonome, che il forfettario non modifica.
Artigiani e commercianti in forfettario possono chiedere la riduzione contributiva. Va richiesta entro un termine preciso, e incide sull'accredito pensionistico.
Chi si iscrive al Registro Imprese versa ogni anno il diritto annuale alla Camera di commercio di Torino. Non è un'imposta sul reddito: si paga anche in perdita.
Il forfettario è quasi sempre presentato come la scelta ovvia. Non lo è. Ci sono situazioni in cui costa di più, e altre in cui costa uguale ma toglie strumenti.
Si sceglie il codice ATECO, si verifica il coefficiente e si stabilisce la cassa previdenziale. È la parte che conta di più e si fa prima di ogni modulo.
Per i professionisti basta il modello all'Agenzia delle Entrate. Per le imprese serve la pratica ComUnica, che apre partita IVA, Registro Imprese di Torino e posizione INPS in un colpo solo.
A seconda dell'attività può servire la SCIA allo Sportello Unico del Comune di Torino, l'iscrizione ad albi o registri, o requisiti professionali specifici.
Obbligatoria anche per i forfettari. Si configura il canale di trasmissione e si emette la prima fattura con l'imposta di bollo dove prevista.
Dipende da tre cose: il coefficiente della tua attività, i costi che sostieni realmente e le detrazioni personali che perderesti. Non esiste una percentuale valida per tutti.
Il conto si fa mettendo in colonna le due ipotesi sugli stessi numeri, comprese le addizionali regionali e comunali che nel forfettario non paghi. È mezz'ora di lavoro e vale per tutti gli anni successivi.
Superata la soglia si esce dal regime a partire dall'anno successivo. Se invece si superano i 100.000 euro l'uscita è immediata, già dall'anno in corso, con obbligo di applicare l'IVA dal momento del superamento.
È la ragione per cui chi si avvicina alla soglia deve tenere sotto controllo gli incassi mese per mese, non scoprirlo a consuntivo.
Per il forfettario no, perché non paghi addizionali in nessuno dei due casi. Cambierebbe eccome in regime ordinario, dove l'addizionale comunale segue il comune di residenza al 1° gennaio.
È uno degli elementi che rendono il confronto tra i due regimi diverso da persona a persona anche a parità di fatturato.
No. Serve non aver esercitato attività d'impresa o professionale nei tre anni precedenti, che la nuova attività non sia mera prosecuzione di una precedente e, se si prosegue un'attività altrui, che i ricavi non superino la soglia.
La condizione della mera prosecuzione è quella che genera più contestazioni: chi apre la partita IVA per fare, da autonomo, lo stesso lavoro che faceva da dipendente per lo stesso committente va valutato con attenzione.
No. Nel forfettario nessun costo si deduce analiticamente: il coefficiente li considera già in modo forfetario, che tu li abbia sostenuti o meno.
L'unica voce che si sottrae dal reddito calcolato sono i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati.
Sì, l'obbligo riguarda anche i forfettari. Sulle fatture senza IVA sopra una certa soglia va applicata l'imposta di bollo, che si versa trimestralmente.
Il canale di trasmissione si configura una volta sola; da lì in poi la gestione è ordinaria e si può seguire dallo studio.
Il numero di partita IVA arriva in fretta. Quello che richiede tempo sono le scelte prima della domanda e i passaggi dopo: Registro Imprese, INPS, eventuale SCIA al Comune. Ecco l'ordine giusto e quanto dura ogni fase.
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