Conviene quasi sempre
Dove il canone concordato è vicino a quello di mercato: il minore incasso è modesto e il risparmio fiscale lo supera nettamente.
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Si incassa meno di canone e si paga molto meno di imposte. Per la maggior parte dei proprietari a Torino il saldo è positivo, ma non per tutti: dipende da quanto il canone concordato si discosta da quello di mercato nella tua zona.
È un contratto di locazione abitativa in cui il canone non è liberamente pattuito: si colloca dentro una fascia di valori stabilita da un accordo territoriale fra le associazioni dei proprietari e quelle degli inquilini, diverso per ogni Comune.
In cambio del limite al canone, l'ordinamento riconosce un pacchetto di agevolazioni fiscali che valgono, nella maggior parte dei casi, più della differenza di affitto.
| Canone libero 4+4 | Canone concordato 3+2 | |
|---|---|---|
| Durata | Quattro anni più quattro | Tre anni più due |
| Importo del canone | Liberamente pattuito | Dentro la fascia dell'accordo territoriale |
| Cedolare secca | Aliquota ordinaria | Aliquota ridotta |
| Imposta di registro | Su base piena | Base imponibile ridotta, se non si opta per la cedolare |
| IMU | Aliquota ordinaria del Comune | Riduzione prevista dalla legge, più eventuali sconti comunali |
| Detrazione per l'inquilino | Prevista, in misura ordinaria | Prevista, in misura più favorevole |
Non si sceglie: si ricava. L'accordo territoriale del Comune divide il territorio in zone omogenee e per ciascuna fissa una fascia di valori al metro quadrato, che poi si corregge con una serie di elementi oggettivi.
È il passaggio che fa perdere le agevolazioni più spesso. Quando il contratto non è stipulato con l'assistenza delle associazioni firmatarie, serve un'attestazione che certifichi la rispondenza del contratto all'accordo territoriale.
Un'organizzazione firmataria dell'accordo territoriale, di proprietari o di inquilini. Ha un costo contenuto.
Quando il contratto è stato redatto senza l'assistenza delle associazioni. Se invece sono intervenute, l'attestazione è assorbita.
È il documento che regge le agevolazioni fiscali in caso di controllo: senza, l'Agenzia può disconoscerle.
Prima della registrazione, o comunque prima di beneficiare delle agevolazioni in dichiarazione.
Non è un timbro: è un controllo di merito.
Sono tre e si sommano. È la loro somma che va confrontata con il minor canone incassato, non ciascuna presa da sola.
Il conto è semplice e va fatto sui numeri della singola situazione: canone di mercato meno imposte ordinarie, contro canone concordato meno imposte agevolate.
Dove il canone concordato è vicino a quello di mercato: il minore incasso è modesto e il risparmio fiscale lo supera nettamente.
A chi ha altri redditi elevati: l'aliquota ridotta della cedolare produce un risparmio proporzionalmente maggiore.
Nelle zone dove il mercato è molto sopra la fascia concordata: lì il minore canone può superare il beneficio.
A chi ha reddito complessivo molto basso, dove la tassazione ordinaria sarebbe comunque leggera.
La durata più breve (tre anni più due) dà meno stabilità del 4+4, ma anche più flessibilità se pensi di rientrare nell'immobile.
La detrazione più favorevole per l'inquilino rende l'immobile più facile da affittare e riduce i tempi di sfitto.
Lo stesso impianto degli accordi territoriali regola altre due tipologie, rilevanti a Torino per via delle due università.
Non si trasforma: si risolve consensualmente il contratto in essere e se ne stipula uno nuovo a canone concordato, che va registrato.
Va valutato anche l'effetto sulla posizione dell'inquilino, perché cambiano durata e disciplina del rinnovo. Non è un'operazione da fare senza guardare entrambe le parti.
Serve quando il contratto è stato redatto senza l'assistenza delle associazioni firmatarie dell'accordo territoriale. Se invece le associazioni sono intervenute nella stipula, è assorbita.
È il documento su cui si reggono le agevolazioni in caso di controllo: costa poco e vale molto più del suo costo.
Sì. La presenza dell'arredamento è uno degli elementi oggettivi che collocano il canone all'interno della fascia, e in genere lo spinge verso il valore superiore.
Va indicato nel contratto insieme all'inventario, altrimenti non se ne tiene conto nel calcolo.
No. L'opzione per la cedolare secca comporta la rinuncia all'aggiornamento del canone per tutta la durata dell'opzione, compreso l'adeguamento ISTAT.
È il costo nascosto della cedolare, e su un contratto lungo va messo nel conto insieme al risparmio d'imposta.
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