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Integrazione con tipo documento dedicato e versamento dell'IVA; per i forfettari l'imposta è un costo.
Persone fisiche e società · Gestione corrente
La fattura elettronica riguarda tutti, forfettari compresi. Una volta impostata è una routine, ma i primi mesi concentrano gli errori che poi costa tempo sistemare: destinatario sbagliato, bollo dimenticato, fatture scartate che nessuno ha ripreso in mano.
La fattura non viaggia più direttamente dal fornitore al cliente. Viene prodotta in un formato strutturato, trasmessa al Sistema di Interscambio dell'Agenzia delle Entrate, controllata automaticamente e solo dopo recapitata al destinatario.
Questo passaggio ha due conseguenze pratiche. La prima è che una fattura non consegnata al cliente può comunque essere stata emessa correttamente, perché ciò che conta è la data di trasmissione allo SdI. La seconda è che una fattura può essere scartata: in quel caso, per il fisco, non è mai esistita.
Il recapito si indica in due modi alternativi: un codice destinatario di sette caratteri, oppure l'indirizzo PEC del cliente. Chiederlo prima di emettere evita il problema alla radice.
La fattura immediata va trasmessa allo SdI entro dodici giorni dall'effettuazione dell'operazione. La data del documento resta quella dell'operazione: la finestra serve alla trasmissione, non a spostare la competenza.
La fattura differita riguarda le cessioni di beni accompagnate da documento di trasporto e alcune prestazioni di servizi documentate: si emette entro il quindicesimo giorno del mese successivo, riepilogando le operazioni del mese.
Per i servizi, il momento di effettuazione coincide di regola con il pagamento del corrispettivo. È la differenza che disorienta chi arriva dal mondo delle merci: la prestazione conclusa e non pagata, di regola, non ha ancora generato l'obbligo.
Due campi banali che generano contestazioni più di quanto sembri.
Le fatture che non applicano l'IVA (tipicamente quelle dei forfettari, ma anche le operazioni esenti o fuori campo) scontano l'imposta di bollo quando l'importo supera la soglia prevista.
Nella fattura elettronica il bollo si assolve in modo virtuale: si valorizza il campo apposito e si versa periodicamente. L'Agenzia mette a disposizione nell'area riservata un prospetto con gli importi dovuti, calcolati sulle fatture trasmesse, che va controllato e integrato se mancano documenti.
Lo scarto arriva via notifica e va gestito entro cinque giorni. Chi non lo vede si ritrova senza fattura emessa e con il ricavo non documentato.
Lo SdI controlla l'esistenza del codice fiscale e della partita IVA: un carattere sbagliato e il file viene rifiutato.
Il forfettario ha un proprio codice di regime e una natura dell'operazione da riportare. Ometterli espone a contestazioni sull'IVA.
Salvare i PDF sul computer non è conservazione a norma. Serve un processo che garantisca integrità e leggibilità nel tempo.
Chi acquista servizi da fornitori esteri, o riceve fatture in reverse charge, deve integrare il documento e trasmetterlo allo SdI con il tipo documento corretto. È un adempimento che riguarda anche molti forfettari, spesso senza che lo sappiano.
Il caso tipico è l'acquisto di pubblicità o servizi digitali da una società con sede in un altro Stato: l'operazione va integrata e l'IVA versata, anche se il regime forfettario non consente di detrarla.
Integrazione con tipo documento dedicato e versamento dell'IVA; per i forfettari l'imposta è un costo.
Autofattura con tipo documento proprio, con lo stesso obbligo di versamento.
Tipico dell'edilizia e di alcuni settori: il cliente integra la fattura ricevuta.
Anche l'uscita di beni senza corrispettivo va documentata, con il tipo documento previsto.
Sì. L'obbligo riguarda tutti i titolari di partita IVA, senza eccezioni legate al regime.
Restano le semplificazioni proprie del regime: niente addebito dell'IVA, ma in cambio l'imposta di bollo sulle fatture sopra la soglia.
Verifica la ricevuta rilasciata dallo SdI: se è di consegna, la fattura è arrivata al canale indicato ed è un problema del destinatario. Se è di mancata consegna, il documento è comunque valido ed è disponibile nell'area riservata del cliente.
In entrambi i casi puoi inviare una copia di cortesia in PDF, che ha valore informativo ma non sostituisce l'originale.
Solo nei pochi casi in cui la legge lo prevede, per esempio verso soggetti non residenti quando non si opta per la trasmissione elettronica. Nella pratica ordinaria no.
La copia cartacea o PDF che consegni al cliente è una cortesia, non la fattura: l'originale è il file trasmesso allo SdI.
Se la fattura è stata scartata, si corregge e si ritrasmette entro cinque giorni, mantenendo numero e data. Se invece è stata accettata, serve una nota di credito che ne rettifichi in tutto o in parte gli effetti.
La nota di credito ha regole proprie sui termini entro cui può essere emessa: prima ci si accorge dell'errore, più semplice è sistemarlo.
Il periodo di conservazione segue i termini di accertamento e, in caso di contenzioso o di controlli in corso, si estende fino alla definizione.
La conservazione deve essere a norma, cioè garantire integrità, autenticità e leggibilità nel tempo: si attiva il servizio dell'Agenzia o quello di un conservatore, non si improvvisa con una cartella sul computer.
Portaci una fattura scartata e il messaggio di errore: quasi sempre è un campo, e si sistema una volta per tutte.