Divieto di licenziamento
Opera dall'inizio della gravidanza fino a un'età del bambino stabilita dalla norma, con poche eccezioni tassative.
Servizi CAF · Famiglia e lavoro
Maternità e congedo parentale sono in realtà quattro istituti diversi, che vengono chiamati tutti "maternità": obbligatorio, facoltativo, riposi, malattia del figlio. Hanno regole, durate e retribuzioni differenti, e si usano meglio se si conoscono prima.
È il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro attorno al parto. È un obbligo, non una facoltà: il datore non può far lavorare la dipendente in quel periodo.
Esistono due istituti distinti che riguardano il padre, e vengono spesso confusi.
| Congedo obbligatorio del padre | Congedo alternativo | |
|---|---|---|
| Quando spetta | Sempre, alla nascita | Solo in casi determinati: morte o grave infermità della madre, abbandono, affidamento esclusivo |
| Durata | Alcuni giorni, fruibili in modo frazionato | L'intero periodo residuo di congedo di maternità |
| Retribuzione | Piena | Come il congedo di maternità |
| Rapporto con la madre | Autonomo, si aggiunge al congedo della madre | Sostituisce quello della madre |
| Quando si usa | Entro un periodo dalla nascita stabilito dalla norma | Dal verificarsi dell'evento |
È il congedo facoltativo che i genitori possono usare nei primi anni di vita del figlio. Qui la programmazione conta, perché la retribuzione non è uniforme.
Un monte di mesi per ciascun genitore, con un tetto complessivo di coppia più basso della somma dei due. Il periodo aggiuntivo spetta solo se entrambi ne fruiscono.
Utilizzabile fino a un'età del bambino stabilita dalla norma, con retribuzione decrescente a seconda del periodo.
Alcuni mesi sono indennizzati in misura più alta, altri in misura ridotta, altri ancora non indennizzati salvo limiti di reddito.
A mesi, a giorni, e in molti contratti anche a ore. La frazionabilità dipende dal contratto collettivo applicato.
Non tutti i mesi valgono uguale.
Sono due istituti minori ma molto usati, che si affiancano al congedo parentale senza consumarlo.
Tutte le domande passano dall'INPS, con procedura telematica, e vanno presentate prima dell'inizio del periodo.
Attorno ai congedi esiste un sistema di tutele che vale la pena conoscere, perché protegge nei momenti in cui si è più esposti.
Opera dall'inizio della gravidanza fino a un'età del bambino stabilita dalla norma, con poche eccezioni tassative.
Le dimissioni rese nel periodo tutelato richiedono convalida presso l'Ispettorato, a pena di inefficacia.
Le dimissioni rese nel periodo tutelato aprono il diritto alla NASpI, a differenza di quelle ordinarie.
Dall'accertamento della gravidanza fino a un'età del bambino, e per il genitore unico affidatario.
Se le mansioni sono pregiudizievoli, il datore deve adibire a mansioni diverse senza riduzione della retribuzione.
Spetta dal settimo mese di gravidanza: la domanda si può presentare in anticipo. Vedi assegno unico.
No, e questa è la differenza principale rispetto al congedo di maternità obbligatorio. Alcuni mesi sono indennizzati in misura più alta, altri in misura ridotta, altri non sono indennizzati salvo condizioni di reddito.
Per questo l'ordine con cui si usano i mesi conta: partire da quelli meglio indennizzati, e verificare entro quale età del bambino vanno consumati, può fare una differenza rilevante sul totale percepito.
No. Il congedo obbligatorio di paternità è un diritto autonomo del padre e si aggiunge al congedo di maternità della madre, senza ridurlo.
Diverso è il congedo parentale, dove esiste un tetto complessivo di coppia inferiore alla somma dei due monti individuali. Lì le scelte dei due genitori si influenzano.
Sì. Le lavoratrici autonome e le iscritte alla Gestione Separata hanno diritto all'indennità di maternità, calcolata su parametri propri e pagata direttamente dall'INPS.
Chi è iscritto a una cassa professionale segue invece il regolamento della propria cassa, che ha regole e importi differenti. In entrambi i casi la domanda va presentata: non è automatica.
No, la domanda va presentata prima dell'inizio del periodo. I giorni fruiti senza domanda rischiano di essere trattati come assenza ingiustificata, con conseguenze anche disciplinari.
Se per un'emergenza sei stata costretta ad assentarti, presenta la domanda il prima possibile e informa il datore: la regolarizzazione è più facile se avviene subito.
Quale mese conviene usare, chi dei due genitori, con quale retribuzione: sono scelte che valgono migliaia di euro sull'intero periodo.