Il forfettario a Torino
Che cosa paghi e che cosa no aprendo in forfettario in città.
Apri30 settembre 2026 · Regime forfettario
Il regime forfettario ha una reputazione solida: poche scritture, niente IVA in fattura, un'imposta sostitutiva al posto dell'IRPEF. Per molte partite IVA è davvero la scelta adatta. Ci sono però tre situazioni ricorrenti in cui il risparmio apparente si trasforma in un costo, e conviene riconoscerle prima di aprire.
Nel forfettario il reddito non si calcola sottraendo i costi veri dai ricavi. Si applica ai ricavi incassati un coefficiente di redditività, fissato per legge in base al codice ATECO, e su quel reddito si pagano contributi e imposta sostitutiva. I costi che sostieni davvero non contano: il coefficiente li considera già, in modo forfetario, che tu li abbia o no.
A questo si aggiungono vantaggi pratici reali: niente IVA da addebitare e da liquidare, nessun registro IVA, un'aliquota agevolata per le nuove attività che rispettano le condizioni previste. Per chi lavora con costi bassi e clienti privati il conto torna quasi sempre.
Il punto è che quei vantaggi hanno un rovescio, e il rovescio pesa in modo diverso da persona a persona. La pagina sul regime forfettario a Torino spiega che cosa paghi e che cosa no in città; qui guardiamo i casi in cui il saldo finale va nella direzione opposta.
Il coefficiente presume una certa quota di costi. Se ne sostieni meno, il forfettario ti riconosce una deduzione che non hai avuto; se ne sostieni di più, paghi imposte e contributi su un reddito che nella realtà non hai prodotto.
Esempio con numeri tondi e puramente illustrativi. Un'attività commerciale incassa 60.000 euro in un anno. Ipotizziamo un coefficiente del 40%: il reddito forfettario è 24.000 euro. Se però tra merce, affitto del negozio, utenze e trasporti i costi reali sono 45.000 euro, il reddito effettivo è 15.000. Nel forfettario imposta e contributi si calcolano su 24.000; in un regime ordinario o semplificato si calcolerebbero su 15.000.
Non basta questo confronto a decidere, perché le aliquote dei due regimi sono diverse. Ma quando la distanza tra reddito presunto e reddito reale è ampia, il vantaggio dell'aliquota agevolata si assottiglia fino a sparire. Succede spesso nel commercio con magazzino, nelle attività con dipendenti o collaboratori, in quelle che pagano un affitto commerciale importante.
Il reddito forfettario è tassato con un'imposta sostitutiva e non entra nel calcolo dell'IRPEF. Sembra un dettaglio tecnico, ma ha una conseguenza concreta: le detrazioni personali si scontano dall'IRPEF, e se l'IRPEF non c'è, non hanno nulla da cui essere scontate.
Le voci che si perdono più spesso sono gli interessi del mutuo sulla prima casa, le spese mediche, le detrazioni per familiari a carico dove ancora previste, e soprattutto le rate annuali dei bonus edilizi. Queste ultime sono le più insidiose: una rata non utilizzata in un anno non si recupera negli anni successivi.
Esempio illustrativo. Hai ristrutturato casa e ti restano otto rate annuali da 2.000 euro ciascuna. Se passi a un forfettario puro, senza altri redditi soggetti a IRPEF, ogni anno quelle rate vanno perse: in otto anni, 16.000 euro di detrazioni che non torneranno. Il discorso cambia se hai anche un reddito da lavoro dipendente o una pensione, che continuano a generare IRPEF e quindi capienza.
Nel forfettario non addebiti IVA ai clienti e, allo stesso tempo, non detrai l'IVA che paghi sugli acquisti. Per chi lavora con privati è un vantaggio netto: il prezzo finale è più basso. Per chi lavora con aziende il vantaggio verso il cliente non esiste, perché un'azienda l'IVA che paga la detrae; resta solo lo svantaggio sugli acquisti.
Il peso di questo svantaggio dipende da quanto compri. Esempio con numeri tondi. Devi acquistare macchinari per 50.000 euro più IVA al 22%, cioè 11.000 euro di imposta. In regime ordinario quegli 11.000 euro tornano indietro in detrazione; nel forfettario diventano un costo definitivo, e per di più un costo che non riduci dal reddito perché il reddito lo calcola il coefficiente.
Lo stesso vale, in scala più piccola, per chi ha spese ricorrenti con IVA elevate: noleggi, software, materiali, automezzi. Se i tuoi clienti sono quasi tutti imprese e i tuoi acquisti sono consistenti, il forfettario va messo alla prova con i numeri e non con l'intuizione.
Il confronto si fa in quattro passaggi, su una stima realistica del primo anno e di quello successivo.
Elenca i costi che sosterrai davvero, con e senza IVA, compresi affitti, collaboratori e investimenti previsti.
Calcola il reddito con il coefficiente e il reddito effettivo. La distanza tra i due è il primo indicatore.
Somma le detrazioni personali che ti spettano oggi e verifica se avresti altri redditi IRPEF per usarle.
Guarda chi paga le tue fatture: privati o imprese. Poi stima l'IVA sugli acquisti che perderesti.
La prima: i miei costi reali, in percentuale sui ricavi, sono più alti di quelli che il coefficiente presume? La seconda: ho detrazioni personali importanti, in particolare rate di bonus edilizi, e non ho altri redditi IRPEF per usarle? La terza: i miei clienti sono imprese e devo fare acquisti consistenti con IVA?
Se rispondi no a tutte e tre, il forfettario è con buona probabilità una scelta sensata. Se rispondi sì anche solo a una, vale la pena mettere a confronto i due regimi su carta prima di presentare la dichiarazione di inizio attività. Il quadro dei costi locali, delle addizionali e dei contributi lo trovi nella guida sul regime forfettario a Torino.
Si può optare per il regime ordinario, ma l'opzione ha una durata minima e va comunicata nei modi previsti. Per questo conviene fare il confronto prima di aprire, non dopo il primo anno.
No: il forfettario riguarda solo il tuo reddito. Il coniuge con un reddito proprio continua a usare le detrazioni che gli spettano. Può essere utile verificare chi dei due sostiene le spese detraibili, perché la detrazione spetta a chi ha effettivamente pagato.
Spesso sì, perché i costi reali sono bassi e il coefficiente ne presume di più. Restano da verificare le detrazioni personali e i requisiti di accesso, come i redditi da lavoro dipendente e i rapporti con l'ex datore di lavoro.
Scrivi due righe su cosa ti serve. Ti rispondo entro un giorno lavorativo con i passi concreti e i documenti necessari.