Guida alle scadenze fiscali
Il calendario dell'anno per profilo, con le regole di slittamento.
Apri30 settembre 2026 · Scadenze
Per chi ha una partita IVA, giugno è il mese in cui si incontrano quasi tutti i versamenti dell'anno: quelli ricorrenti di metà mese e quelli della dichiarazione dei redditi. Scriviamo di giugno a settembre per un motivo pratico: il modo per arrivarci tranquilli si prepara nei mesi precedenti.
Nella maggior parte dei mesi una partita IVA versa importi ricorrenti: IVA periodica, ritenute sui compensi pagati, a volte contributi fissi. A giugno a questi si aggiungono i versamenti che derivano dalla dichiarazione dei redditi: il saldo dell'anno precedente e il primo acconto dell'anno in corso, per le imposte e per una parte dei contributi.
Il risultato è che in poche settimane esce una quota consistente di quanto dovuto per l'intero anno. Chi non ha accantonato durante l'inverno si trova a scegliere tra rateizzare, chiedere un prestito o ritardare, e ciascuna di queste strade ha un costo.
Il calendario completo, organizzato per profilo, è nella guida alle scadenze fiscali. Qui ci concentriamo su giugno e sulle voci che riguardano chi ha una partita IVA.
Intorno alla metà del mese, di norma il 16 o il primo giorno lavorativo successivo, si concentrano i versamenti ricorrenti. Quali ti riguardano dipende dal tuo regime e dalla tua attività.
Il termine ordinario per i versamenti che derivano dalla dichiarazione dei redditi è il 30 giugno. Negli ultimi anni, però, per molti titolari di partita IVA, in particolare chi è soggetto agli ISA e chi applica il forfettario, il termine è stato più volte spostato in avanti. La data esatta va verificata ogni anno sul calendario in vigore.
È previsto inoltre, in via generale, che i versamenti possano essere effettuati nei trenta giorni successivi al termine con una maggiorazione dello 0,40%. È una possibilità utile quando la liquidità arriva a luglio, non un modo per rinviare senza costi.
| Voce | Chi la versa | Nota |
|---|---|---|
| IRPEF saldo e primo acconto | Ditte individuali e professionisti in regime ordinario o semplificato | Con le addizionali regionale e comunale |
| Imposta sostitutiva | Chi applica il regime forfettario | Saldo dell'anno precedente e primo acconto |
| IRES e IRAP | Società di capitali | Con termini legati alla data di approvazione del bilancio |
| Contributi eccedenti il minimale | Artigiani e commercianti | I contributi fissi hanno invece scadenze trimestrali proprie |
| Contributi Gestione Separata | Professionisti senza cassa di categoria | Saldo e primo acconto, con le stesse scadenze delle imposte |
| Diritto annuale camerale | Chi è iscritto al Registro Imprese | Di norma con la scadenza del primo acconto |
Il primo anno di attività, in genere, non si versano acconti, perché si calcolano sull'imposta dell'anno precedente, che non c'era. Il conto arriva l'anno dopo, quando saldo e primo acconto si sommano.
Esempio con numeri tondi e puramente illustrativi. Hai aperto la partita IVA e il primo anno chiudi con 3.000 euro di imposta. Ipotizziamo che il primo acconto sia pari alla metà dell'imposta dell'anno precedente. A giugno del secondo anno versi 3.000 euro di saldo più 1.500 euro di primo acconto: 4.500 euro, cui si aggiungono i contributi calcolati con la stessa logica. A novembre arriva il secondo acconto.
Chi si era preparato a pagare 3.000 euro si trova davanti una cifra più alta di circa la metà, senza aver guadagnato un euro in più. Non è un errore del calcolo: è il meccanismo degli acconti, che si normalizza dal terzo anno in poi.
Saldo e primo acconto si possono rateizzare in rate mensili, con gli interessi previsti, entro il termine stabilito per l'anno. È una scelta che si fa al momento del primo versamento e che va rispettata: saltare una rata comporta sanzioni e interessi sulle somme non versate.
Gli acconti si possono anche ridurre con il metodo previsionale, se prevedi per l'anno in corso un reddito sensibilmente più basso. È una leva da usare con prudenza: se la previsione si rivela sbagliata, sulla differenza non versata si applicano sanzioni, recuperabili con il ravvedimento.
Il secondo acconto di novembre segue regole proprie e, per la generalità dei contribuenti, non si rateizza insieme al saldo. Va considerato nella pianificazione della seconda metà dell'anno.
A dicembre si fa una stima del reddito dell'anno: da lì escono saldo e primo acconto di giugno.
Una quota fissa di ogni incasso va su un conto separato. Esempio illustrativo: 25 euro ogni 100 incassati.
Preparare la dichiarazione a maggio permette di conoscere gli importi con settimane di margine.
Con gli importi davanti si decide se versare in un'unica soluzione o rateizzare, senza improvvisare.
Entro i trenta giorni successivi si può versare con la maggiorazione prevista. Oltre, si applicano sanzioni e interessi, riducibili con il ravvedimento operoso: prima si interviene, più bassa è la sanzione.
Sì: l'imposta sostitutiva segue lo stesso meccanismo di saldo e acconti delle altre imposte sui redditi, e lo stesso vale per i contributi calcolati sul reddito. Il primo anno di attività, in genere, gli acconti non sono dovuti.
Spesso sì, tramite il modello F24, nei limiti e con le regole previste per ciascun tipo di credito. Per alcuni crediti di importo rilevante servono il visto di conformità o la presentazione preventiva della dichiarazione.
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